Il travel blog di Tomas Guerrieri

La Spagna in dieci giorni: Barcellona, Santiago, Siviglia e Madrid | Necesito España #3

Non sono solito scrivere articoli su esperienze di viaggio passate. Preferisco elaborare e pubblicare i miei racconti quasi in diretta, poco dopo il mio ritorno a casa. Forse, perché sono convinto che il tempo idealizzi i ricordi e le emozioni e che, quindi, ciò che ci trasmette un’esperienza abbia significato soltanto per un determinato periodo della nostra vita e per un determinato stato d’animo.

Questi giorni, però, ricorre l’anniversario di uno dei viaggi più entusiasmanti che abbia mai fatto. Il 14 novembre di un anno fa, infatti, sono partito alla volta della Spagna per fare ricerca per la mia tesi di laurea (vi avevo accennato al mio lavoro in (questo articolo). Il viaggio era stato concepito come un soggiorno di alcune settimane a cavallo tra Vigo, in Galizia, e Siviglia, nel profondo Sud del Paese. Avrei dovuto passare almeno una settimana nella prima località per mettere a soqquadro la biblioteca della facoltà di filologia e trovare del materiale inerente alla parte antologica della tesi. Nel capoluogo andaluso, invece, avevo programmato un incontro/intervista con Raquel Díaz Reguera, l’autrice del libro che ho tradotto. Tuttavia, complici le inesistenti coincidenze aeree e le serrate deadline a cui deve sottostare ogni laureando che si rispetti, il mio soggiorno si è trasformato in una vera e propria Vuelta de España in poco più di una settimana.

Dieci giorni.
Cinque città.
Quattro regioni.
Quattro aerei.
Due treni ad alta velocità.
Svariate linee della metropolitana.
Dieci tramonti, dieci orizzonti diversi.
Un incontro che porterò nel cuore per sempre.
Una violenta raffica di emozioni diretta allo stomaco.

Ecco il racconto di questa avventura:

Giorno 1: Barcellona e il paradosso del caos

 

Barcellona - Santa maria del mar

Barcellona. Una città che ha segnato diversi spartiacque della mia vita. Il primo viaggio, in un’estate di 6 anni fa. Il primo contatto con la Spagna, la prima volta che mi sono reso conto che vale la pena perdersi nel mondo e scoprirne quante più meraviglie possibile.

Barcellona è la città che ha fatto del proprio disordine uno stile di vita. Caotica, cosmopolita, a tratti sconclusionata. Paradossalmente, è proprio questa confusione ad aver dato alla città una bellezza senza pari. A Barcellona, non sono la linea retta o la simmetria a dettare le regole. Tutto è sinuoso e imprevedibile. La Rambla, per esempio, non sarebbe la stessa senza il suono della fisarmonica degli artisti di strada e le abbattute litanie dei mendicanti mutilati. Allo stesso modo, la Sagrada Familia non eserciterebbe il suo fascino in tutti e cinque i continenti se le sue torri non assomigliassero a delle informi guglie di sabbia erose dal vento.

Barcellona - Sagrada Familia

Mi sono fermato in città soltanto per ventiquattro ore, ma sono bastate per allineare il mio spirito a questa filosofia del disordine e ritornare nei miei posti del cuore.

Ho trovato la serenità e la forza per affrontare il viaggio che avevo davanti nel silenzio della chiesa di Santa María del Mar, la cattedrale costruita dai pescatori nel cuore del Barrio Gótico, la vecchia Barcellona.

Ho contemplato la città di notte dall’alto di Montjuïc e mi sono commosso davanti alla sua stupenda skyline.

Ho perso, per l’ennesima volta, la cognizione del tempo osservando l’intrico di figure che fuoriuscivano dagli anfratti delle facciate della Sagrada Familia.

Nella diversità, nei percorsi a zig zag, si trovano i tesori più preziosi. Per questo, è un bene rimanere se stessi, con i propri difetti e le proprie confusioni, senza uniformarsi mai agli altri.

 

Giorni 2-5: Galizia, tra natura e spiritualità

Lasciata la Catalogna, il mio viaggio è proseguito in Galizia, l’Irlanda di Spagna, l’ultima frontiera europea prima dell’Oceano. In questa regione, la più piovosa del paese, l’erba si tinge dei toni più fulgidi del verde.  La costa è caratterizzata da un susseguirsi ininterrotto di insenature e fiordi che protendono le loro lunghissime dita di terra verso l’America lontana. È il territorio degli antichi celti, il luogo in cui ancora il legame tra uomo e natura  non è stato spezzato.

Ne ho avuto la prova a Vigo, una città che vive in perfetta simbiosi con il mare che la bagna. Nel suo punto più alto, ho ammirato i tramonti più belli del viaggio: il rosso acceso e rovente del sole si scontrava con l’azzurro frizzante del cielo e del mare in un esplosione di mille luci dorate.
I miei tre giorni a Vigo sono stati giorni di ricerca, di fotocopie e biblioteche universitarie.  Giorni di sole, di caldo inaspettato, di fiatone e sudore causati dalle ripide vie in salita del centro cittadino. Vigo è una città che, nonostante di primo acchito appaia indifferente e distaccata, riesce a dare il cuore a chiunque dimostri di volerla scoprire. I sorrisi più calorosi li ho trovati qui, sulle labbra dei gallegos, diffidenti i primi minuti, ma pronti a farsi in quattro per aiutarti.
Insomma, se desiderate scoprire un lato insolito della Spagna, la Galizia è ciò che fa per voi.

 

Dopo la serenità dei momenti trascorsi a Vigo, è stata la volta delle lacrime dei pellegrini di Santiago de Compostela. Per molti, la città è una meta da raggiungere dopo un impervio cammino. Per me, purtroppo, non è stata altro che una veloce tappa intermedia tra Vigo e Madrid.  Arrivati al termine del Cammino di Santiago, i viandanti si piegano sul freddo granito del sagrato della Cattedrale di Santiago, lasciandosi andare a un pianto liberatorio. Alcuni si abbracciano, altri, increduli, si sdraiano in terra, gli occhi al cielo colmi di gratitudine: ce l’hanno fatta.
Ho voluto trascorrere le mie poche ore a Santiago immaginando le storie di ciascun pellegrino. Chi in fuga da un cuore spezzato, chi deluso dalla propria esistenza, chi perdutamente disorientato. Vite diverse, unite dalla voglia di diventare persone migliori.

Giorni 6-8: l’energia di Madrid 

Con un volo in partenza alle 5 di mattina, e conseguente levataccia, ho lasciato a malincuore la Galizia per raggiungere Madrid.
Nonostante i miei impegni accademici non prevedessero una sosta in città, ho deciso di trascorrere due notti nella capitale per fare il pieno della sua energia senza pari. Dopo il frenetico vociare dei turisti a Barcellona e i momenti di pace e serenità di Vigo e Santiago, sentivo il bisogno di vivere lo spirito di Madrid.
Questa vibrante capitale, infatti, riesce a infondere la sua essenza fin negli angoli più remoti della nazione. Ogni cosa, a Madrid, trasuda voglia di vivere.


Il cuore pulsante di tutta la Spagna mi ha accolto con delle temperature inaspettatamente basse che, fortunatamente, non mi hanno impedito di ammirare di nuovo gli straordinari tesori del Prado, le luci psichedeliche dei cinema di Callao, il traffico che scorre a fianco dei multiformi edifici della Gran Vía e il formicaio di turisti di Puerta del Sol. È stato bello sentire il cuore battere alla stessa frequenza della città e viverla con gli stessi ritmi dei suoi abitanti.

 

Giorni 8-10: Siviglia

Infine, Siviglia, dove ho coronato il mio sogno di aspirante traduttore: poter parlare a quattr’occhi con l’autrice dell’opera che stavo traducendo. Tranquilla e compassata, la città mi ha accolto con il dolce sorriso del mio vecchio amico Álvaro e mi ha stregato, il giorno prima di partire con i profondi occhi blu e la sensuale voce di Raquel. È stato un incontro di culture, di due libri che sono tornati a essere uno. Un’unione di arti. Perché Siviglia, in fondo, è madre e amante, sensuale e innocente. La città più seducente della Terra.

In primavera, gli aranci che tappezzano i lati delle sue strade spandono nell’aria il delicato profumo dei loro fiori. In estate, tra i vicoli echeggia il rumore delle nacchere delle ballerine di flamenco, mentre nelle ore più calde, l’unico rumore è lo sciabordio delle acque del Guadalquivir. L’autunno è il mese in cui gli alberi si tingono di rosso per imitare le sfumature dei monumenti di Plaza de España, mentre in inverno la città accoglie il Natale sotto una luce netta e tagliente che rende ancora più profondi i bassorilievi dei portali della Cattedrale.

L’ultima mattina del viaggio, mi sentivo estremamente grato per tutte le emozioni che avevo vissuto in dieci giorni. Non è stato un caso che la mia ultima esperienza in Spagna da studente mi abbia portato in tutti gli angoli del paese. La mia avventura ha rappresentato il giusto coronamento della mia pluriennale relazione con la lingua e la cultura di una nazione che, ormai, considero come una seconda casa. Una nazione in cui non posso fare a meno di tornare ogni volta che posso.

Perché l’aria Spagna fa bene al cuore.

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Tomas Guerrieri, 25 anni, riminese. Traduttore di professione, durante il giorno lavoro con le parole. Di notte, sogno di girare il Mondo. Nel tempo libero, ci provo.
Da due anni ho unito la mia passione per le parole a quella dei viaggi e condivido le mie emozioni con i lettori del mio blog.



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