Cosa mangiare in Salento: i cibi da non perdere | Di tutto un po’ #4

Otranto porto

Come ben saprete se avete seguito le mie ultime peripezie (trovate tutto sulla pagina Facebook di Parole in Viaggio), il Salento mi è rimasto nel cuore, anche se dovrei dire nella pancia, grazie anche alla sua cucina. La Puglia, infatti, è una delle regioni italiane dove si produce il maggior numero di materie prime. Non è un caso, quindi, che la tradizione regionale preveda piatti molto semplici volti a esaltare i prelibati sapori dei prodotti della terra.

Se pensate di organizzare un viaggio in Salento, siate pronti a lasciare a casa diete e sensi di colpa. Il vero peccato sarebbe non concedersi qualche sano stravizio.

Siete pronti a scoprire quali cibi non dovete assolutamente perdere?

 

Street food: fritto con gusto

Una delle prime cose che mi ha colpito appena arrivato in Salento è stato il gran numero di rosticcerie. Entrando per la prima volta in una di queste, la Rosticceria Zeus di Marina di Mancaversa, sono rimasto un po’spiazzato. Molti nomi, spesso anche scritti in dialetto, mi erano incomprensibili: riuscivo a capire, tra la miriade di pietanze scritte sul menù, soltanto patatine frittecrocchette di patate mozzarelline panate.

In quel momento, mi sono ritornate alla mente le interminabili ore di lezione all’università passate a tradurre menù, ricette e testi di cucina, strappandomi un sorriso. Era abbastanza comico che io, abituato a trasportare in altre lingue il significato dei piatti più conosciuti della tradizione italiana, non capissi cosa fosse un rustico o una pittula Avevo davanti agli occhi la dimostrazione che spesso, se non sempre, la cultura si trasmette anche attraverso la cucina.

In ogni caso, dopo qualche secondo di straniamento e grazie all’aiuto della titolare, sono riuscito a barcamenarmi tra le varie pietanze da assaggiare. Tra tutte le specialità dello street food salentino, queste sono quelle che vi consiglio:

  • Rustico leccese: non giudicatelo dalla copertina. All’apparenza sembra un semplice disco di pasta sfoglia mezzo bruciacchiato dalla cottura in forno. Dopo il primo morso, sentirete gli angeli cantare. L’interno è riempito di pomodoro, besciamella e mozzarella. Ho mangiato il mio primo rustico leccese mentre ammiravo uno splendido tramonto sul mare e posso affermare di aver vissuto stato uno dei momenti più poetici della mia esistenza.
  • Pittule: non credo siano da considerare street food vero e proprio ma, dato che ogni rosticceria le propone tra i piatti della casa, le citerò qui. Nonostante si trovino tutto l’anno, i pugliesi DOC le preparano sotto Natale. Non sono altro che delle sofficissime palline fritte di pasta lievitata che si mangiano accompagnate dal vin cotto. Il mio rapporto con le pittule è durato poco, dato che me ne sono concesso un piatto soltanto l’ultima sera di vacanza, in un ristorante affacciato sul mare. Il mio sogno, dopo quella cena, è di aprire un chiosco di pittule. Giudicate voi…
  • Panzerotti: se state pensando a una sorta di pizza chiusa e fritta, siete in errore. In Salento, i panzerotti sono delle piccole crocchette di patate, formaggio e mentuccia. Ogni morso lascia in bocca un sapore molto delicato e fresco, tipico della pianta aromatica. Non sono ai livelli del rustico e delle pittule, ma meritano un assaggio.

Si scrive burrata, si legge felicità

Ammetto che, tra tutte le cose che mi mancano del Salento, al primo posto c’è senza dubbio la burrata. Da buon italiano, la conoscevo già e avevo avuto modo di provarla in diverse occasioni. Si sa, però, che i prodotti sono molto più buoni quando vengono acquistati e consumati sul posto. E la burrata che ho mangiato in Puglia è una delle cose più buone che ho avuto la fortuna di assaporare nel mondo
Alla burrata, però, preferisco la stracciatella. Questa non è altro che l’interno della burrata: una straordinaria combinazione di pasta filata e panna che fa scatenare le papille in un samba carnevalesco.
Sto scrivendo queste righe con gli occhi lucidi per la nostalgia. Di solito in Salento cenavo con stracciatella fresca, taralli e vino. Il tutto con il vento della sera che mi rinfrescava la pelle dorata dal sole. Dovete provare per capire la magia.

Un tarallo tira l’altro

Sono sempre stato un fan dei taralli. Piccoli e bruttini, ma dal sapore eccezionale. Erano anni che dicevo “quando andrò in Puglia, mi sfonderò di taralli”. E così è stato. A mia discolpa, devo dire che ce ne sono di così tanti tipi che è impossibile non provare ad assaggiarli tutti. All’uvetta, alla pizza, ai semi di finocchio, alla cipolla, al peperoncino o al rosmarino. Insomma, qualsiasi cosa. I miei preferiti, però, sono senza dubbio quelli classici all’olio d’oliva e  quelli al vino Primitivo.
Devo dire, inoltre, che ho rivalutato il modo di dire “è finito tutto a tarallucci e vino”. Ogni cosa nella vita dovrebbe avere un epilogo simile, anche la vita stessa.

Olio e vino: la terra fa miracoli

Non so quali sostanze speciali possegga il suolo pugliese. Fatto sta che i due principali prodotti del settore primario salentino, l’olio e il vino, sono tra i più buoni di tutta l’Italia.

Sfortunatamente, l’oro verde di Puglia sta attraversando un periodo molto negativo a causa della proliferazione del batterio Xylellaun patogeno che la scorsa estate ha causato la morte di più di due milioni di ulivi. Il Salento porta ancora i segni di questa epidemia: interi campi trasformati in cimiteri di alberi spogli, coi tronchi contorti che rivolgono i loro rami ossuti verso il cielo, sperando invano in una grazia divina.  Tuttavia, la produzione di olio non si è arrestata e la Puglia continua ad essere la prima regione italiana in quanto a quintali di materia prima prodotti.
L’olio pugliese è fenomenale, non credo debba essere presentato. Vi posso dire solo che qualche bella bruschetta con olio e sale può farvi tornare le energie dopo una lunga giornata di mare.

Veniamo ora al vino, o meglio, ai vini. Sì, perché in Salento vengono prodotti due dei più buoni rossi DOC del Sud Italia. Il Negroamaro e il Primitivo di Manduria. Tra i due, non saprei quale scegliere come preferito. Entrambi posseggono il calore e la forza del sole del Meridione e lo trasmettono al palato, al corpo e alla mente del fortunato che li degusta. Provateli entrambi, su una terrazza affacciata sul mare nell’ora del tramonto. Poi mi racconterete.

 

Dulcis in fundo, il pasticciotto

Nel mio elenco di prodotti tipici salentini, non poteva mancare un dolce. In questo caso, a farla da padrone è il pasticciotto. Anche qui, come nel caso del rustico, non fatevi ingannare dall’aspetto poco “instagrammabile”. In quello scrigno di pasta frolla bruciacchiato e rigonfio al centro si nasconde un caldo cuore di crema pasticcera. Io l’ho mangiato sia a colazione, che dopo pranzo e cena. Non saprei darvi un’indicazione sul momento ideale per assaggiare un pasticciotto. Ogni lasciata, così come ogni pasto, sono persi. Approfittatene!


Questi erano i miei consigli sui piatti e sui prodotti da provare in Salento. Non vi ho consigliato ristoranti o locali, dato che ho quasi sempre mangiato a casa con il cibo comprato al supermercato. Nelle botteghe, infatti, si trovano i prodotti migliori: freschi, prelibati e soprattutto locali. Approfittate della cucina del vostro appartamento e assemblatevi i piatti come più vi piace. Non ve ne pentirete. O forse sì, se salirete sulla bilancia appena tornati a casa!

Facebook Comments


1 thought on “Cosa mangiare in Salento: i cibi da non perdere | Di tutto un po’ #4”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *