Salento: abbandonati alla magia | Il mondo a modo mio #2

porto cesareo

Eccomi qua, di ritorno da una settimana trascorsa sotto il sole del Salento. Era da tanto che volevo visitare la punta estrema della Puglia, attirato dal suo mare. Un mare che mi catturava, ogni volta che vedevo qualche foto in rete, con un’acqua del colore delle pietre preziose più belle: acquamarina, turchese, zaffiro, diamante. Tutte le volte, mi chiedevo se quelle sfumature fossero reali o frutto di un lavoro di Photoshop portato all’eccesso.

Ora, dopo aver ammirato quell’acqua dal vivo, posso dire che Photoshop non c’entra nulla.

Sono partito con l’unico scopo di rilassarmi il più possibile, staccare la spina e godermi l’azzurro del mare. Non avevo aspettative troppo alte, volevo semplicemente che il Salento mi stupisse e stregasse nello stesso modo in cui aveva stupito e stregato tanti prima di me. E ce l’ha fatta.

Come un colpo di fulmine qualsiasi, il Salento mi ha conquistato con un tramonto sul mare, senza neanche darmi il tempo di arrivare all’appartamento che avevo prenotato. Il disco del sole non era del tutto visibile, ma le nuvole incendiate di rosa che si riflettevano su un mare piatto e lucido come uno specchio hanno iniziato a corteggiare i miei occhi con la stessa abilità di un caloroso amane del Sud.

Ero già caduto nell’incantesimo.

Un incantesimo in cui cadono, nessuno escluso, tutti i cinque sensi.

Senza dubbio, però, è la vista a cedere per prima alle avances di questa terra. I colori sono caricati di una saturazione senza eguali. Continuo ad avere negli occhi, nonostante sia tornato ormai da una settimana, quelle strabilianti sfumature d’azzurro che si mescolavano insieme per dar vita, in ogni località e in ogni spiaggia, a una tinta diversa di mare. Una tavolozza di colori della quale difficilmente, d’ora in poi, riuscirò a fare a meno.

Dopo la vista, a capitolare è il gusto. I prodotti tipici della tradizione pugliese si coalizzano per abbattere ogni resistenza operata da stomaco e intestino. Olio, burrata, taralli, pasticciotti, Negroamaro e Primitivo di Manduria. Il loro assalto è stato così spietato che, in men di un’abbuffata, sono diventato dipendente da questi sapori.

Anche il tatto non rimane illeso dai feroci attacchi del Salento. Il brutale alternarsi delle carezze roventi del sole di mezzogiorno, dell’arrogante soffio del vento della sera e dei brividi dati dall’acqua fresca, inebriano i recettori della pelle e li stordiscono.

La brezza, inoltre, riesce a veicolare l’arma più letale per l’olfatto: il profumo di questa terra. L’odore del rosmarino, dell’origano, della salsedine e delle friggitorie di pesce entrano nel naso e lo conquistano immediatamente.

Infine, anche l’udito si arrende, sotto i colpi dello sciabordare placido delle onde su bagnasciuga di sabbia bianchissima.

L’unica cosa da fare quando si viaggia in Salento, quindi, è abbandonarsi all’incantesimo di questa regione. Io l’ho fatto, ed è stato bellissimo.

Mi sono immerso in acque del colore del cielo, sentendomi un uccello che si libra in aria spensierato.
Ho fatto la doccia sotto le stelle, con la costellazione dello Scorpione alta nel cielo.
Ho cantato a squarciagola in macchina, tra una spiaggia e l’altra. E ho anche stonato.
Mi sono bruciato le spalle e il naso, io che col sole non mi sono mai scottato.
Ho avuto una scarica di adrenalina tuffandomi dagli scogli nell’acqua profonda.
Sono riuscito a godermi i sapori della tradizione pugliese.
Ho nuotato, ho sguazzato, ho fatto il morto.
Ho consumato litri di crema solare e doposole.
Ho letto molto, anche più del previsto.
Ho riso, ho scherzato, ho amato.
Sono stato felice.


Questo articolo è stato scritto di getto, con le emozioni che ho provato in Salento ancora vive dentro di me. Settimana prossima vi darò informazioni più dettagliate sul Salento, sulle spiagge più belle e sulle città da visitare.
Nel frattempo, vi lascio al VLOG del viaggio, realizzato in collaborazione con TheGuvunah. Trovate il link qui sotto:

A presto!

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