Il travel blog di Tomas Guerrieri

Grecia |#18.0

Nessun Paese al mondo mi aveva mai parlato come ha fatto la Grecia.
Francia, Stati Uniti, Germania, Regno Unito, perfino la Spagna. Nessuna di queste nazioni mi ha mai fatto sentire una parola. Non un sussurro è uscito dalle dolci colline e dagli splendidi paesaggi della mia Italia.

La Grecia, invece, è stata un libro aperto.
Mi ha raccontato leggende e miti.
Storie di dei ed eroi. Storie di persone comuni. Storie di animali abbandonati.
Mi ha cantato di quando, nelle sue valli traboccanti di ulivi, i pastori festeggiavano insieme a Dioniso la vendemmia. Di quando Atena e Poseidone si sono contesi l’affetto degli ateniesi. Di quando re Egeo si è gettato dalla scogliera di Capo Sunio, nel mare che, da allora, ha preso il suo nome. Di quando Apollo lanciava da Delfi i messaggi ai mortali. Di quando un re e i suoi trecento guerrieri, schiacciati in un passo di montagna, hanno fronteggiato l’assalto di un esercito sconfinato. Di quando i ciclopi hanno costruito le mura della città di Micene.
Il suo canto è stato dolce ma solenne. Duro e seduttore. Amico e maestro.

La Grecia mi ha raccontato la sua gloria passata. Templi monumentali, fortezze inespugnabili, città interamente dedicate al culto di una sola divinità, alture traboccanti di edifici sacri di millenaria bellezza, colonne erose dal vento e scolpite nel marmo più puro.
Mi ha parlato di un tempo in cui le menti più illustri dell’umanità passeggiavano e insegnavano nelle piazze di Atene. Di un tempo in cui il pensiero universale ha preso forma all’ombra del Partenone.

La Grecia ha voluto che intonassi insieme a lei i canti dei monaci dei santuari incastonati nel paesaggio lunare delle Meteore. Lì, dove una manciata di edifici sfidano la gravità e qualsiasi altra legge terrena sopravvivendo in cima a pilastri di roccia. Lì, la Grecia ha condiviso con me il suo lato più intimo.

La Grecia mi ha assordato col rumore dei clacson. Col suo traffico congestionato a qualsiasi ora del giorno. Con le urla dei venditori ambulanti al mercato del pesce. Con il vociare dei turisti sbarcati ad Atene in attesa che la loro nave da crociera faccia rifornimento. Con lo sfrigolare dei kebab che si avverte passando davanti a qualsiasi ristorante.

Il suo racconto, però, non è stato sempre così luminoso.

A volte, mi ha urlato in faccia, vomitandomi addosso un presente che nulla ha a che vedere con quanto ha vissuto. Mi ha colpito allo stomaco con le sue discariche di rifiuti ai lati delle strade, con i suoi bambini che suonano la fisarmonica ai semafori per racimolare qualche moneta. Con le sue case in campagna dai tetti d’amianto. Con le sue centinaia di abitazioni in rovina. Con le sue migliaia di carcasse di edifici da completare.

Mi ha sbattuto davanti agli occhi il disagio, la rabbia, la stanchezza di un popolo che, ancora fiero del suo glorioso passato, non si rassegna al buio che sta attraversando.
Mi ha fatto sentire l’amaro che ha in bocca per essere diventata il fanalino di coda di un mondo che ha contribuito a forgiare.

Mi ha parlato, mi ha raccontato, mi ha spiegato e mi ha anche rimproverato.
Io l’ho ascoltata. L’ho capita. Me ne sono innamorato.

La Grecia parla al cuore. Di tutti.
Basta saperla ascoltare.

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Tomas Guerrieri, 25 anni, riminese. Traduttore di professione, durante il giorno lavoro con le parole. Di notte, sogno di girare il Mondo. Nel tempo libero, ci provo.
Da due anni ho unito la mia passione per le parole a quella dei viaggi e condivido le mie emozioni con i lettori del mio blog.



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